Pronti a ripartire?

Tra euforia ed ansia in una nuova normalità

Per il secondo appuntamento con la nostra rubrica Psicomobility vi presentiamo il webinar “Pronti a partire? Tra euforia ed ansia in una nuova normalità” organizzato con Samantha Vitali (Psicoterapeuta), Barbara Covili (Founder di Clickutility on Earth) e Gianni Bocchi (Titolare di Scuola Nautica Parma Vela).

Il webinar è stato realizzato in diretta su facebook e sulla piattaforma Zoom domenica 3 maggio, qualche ora prima dell’inizio della Fase 2. Si è parlato di benessere psicologico nella fase che segue questo improvviso e severo isolamento, dialogando sul tema del cambiamento, di come gestire la perdita della nostra “vecchia” routine, preparandoci alle nuove abitudini, convivendo con i limiti fisici, relazionali e sociali imposti dalla nuova situazione.

La parola a Samuel Sed Piazza – Moovit

Digitalizzazione, multimodalità e dati in real time: le parole chiave di Moovit per la ripartenza

L’emergenza in atto ha portato a dei grandi cambiamenti nel settore del trasporto pubblico locale con una drastica riduzione di fatturato del settore mobilità. Per rispondere a questa emergenza dovranno essere messe in atto politiche di sussidio del TPL unite ad incentivi di acquisto dei mezzi sostenibili o di utilizzo dei mezzi in sharing. Sarà necessario imparare a convivere con il Coronavirus, alleggerendo il carico del TPL, ma allo stesso tempo fornendo ai cittadini delle valide alternative che siano sostenibili.

D’altro canto, le Amministrazioni pubbliche potranno cogliere l’opportunità di innovare i propri servizi grazie alle tecnologie digitali. Moovit, che anche durante il lockdown ha continuato a fornire informazioni in real time a chi ha dovuto spostarsi per comprovate necessità, continuerà anche durante la Fase 2 a fornire supporto a utenti, aziende di TPL e altri operatori di trasporto. In particolare, continuerà a fornire informazioni in real time agli utenti (ad esempio sul livello di affollamento degli autobus e sulle alternative disponibili in città, incluse le biciclette private); servizi a chiamata alle aziende del TPL, in cui la flotta potrà essere ottimizzata in base alle effettive richieste e sarà possibile il pre-booking del posto a bordo autobus; la possibilità di inviare messaggi mirati all’utenza agli operatori di trasporto.

Ne abbiamo parlato con Samuel Sed Piazza, Director of Partnerships EMEA & APAC, Moovit

La parola ad Alessandro Marchetti Tricamo – l’Automobile

Tra sfide e nuove opportunità

La crisi del Coronavirus può essere considerata anche un’opportunità. Un nuovo inzio. La ripresa dovrà avere al centro una nuova consapevolezza sociale, economica e ambientale. E le risorse che arriveranno (speriamo) andranno investite dove si può ottenere il massimo vantaggio per la collettività.

La nuova mobilità post pandemia ruota intorno alla soluzione del problema del trasporto pubblico. La limitazione agli accessi al sistema per motivi di sicurezza porterà a ridurre l’offerta mentre, allo stesso tempo, la crisi economica costringerà più persone a utilizzare il trasporto pubblico. D’altronde, chi non ha un’auto o uno scooter come si muoverà? È questa, più di altre, la parte della popolazione che andrà tutelata. La gestione dei flussi è dunque il problema chiave della fase di ripartenza (e di quella successiva). La soluzione per evitare affollamenti pericolosi passa inevitabilmente attraverso una maggiore frequenza del servizio e un conseguente ampliamento della flotta (e del personale) che deve guardare in particolare a mezzi a metano o elettrici. Non sarà facile, almeno a guardare i bilanci delle municipalizzate, per un settore che da sempre è sostenuto grazie al (ricco) sovvenzionamento pubblico. Sarà fondamentale allora una disincronizzazione degli orari di uffici e scuole in modo da spalmare i flussi di spostamento durante il giorno.

In queste condizioni il mezzo privato avrà un ruolo crescente.

L’auto personale prima di tutto. Ma non solo: l’efficienza dello spostamento diventerà, ancora più di oggi, l’elemento decisionale. In questo scenario di spostamenti a breve e medio raggio potranno (ri)nascere e consolidarsi alternative come bici e monopattini (in sharing o no): modalità resilienti​, in grado di garantire a tutti il diritto alla mobilità, con una minore occupazione di spazio e nel rispetto della distanza di sicurezza. Microveicoli da trovare ovunque e a prezzi più accessibili di oggi: le amministrazioni locali avranno il compito di supportare, anche economicamente, i gestori di questa tipologia di servizi destinati a diventare veri e propri sostituti di trasporto pubblico. È ipotizzabile anche la chiusura di alcune strade – non impattanti sui volumi del traffico circostante – per facilitare questo tipo di spostamenti nella massima sicurezza.

Il sostegno pubblico, a mezzi di micromobilità personale a zero emissioni, può essere ripagato, almeno in parte, dalla riduzione delle esternalità legate all’inquinamento urbano da polveri sottili e ossidi di azoto. In questa direzione lo sviluppo di nuove piste ciclabili – economiche e realizzabili in pochi mesi – può aiutare un parziale riequilibrio della mobilità, sfruttando i 150 milioni di euro inseriti della Legge di Bilancio 2020.

E per l’auto? È l’occasione per fare una radicale trasformazione del nostro parco circolante che conta oltre 11 milioni di veicoli ante Euro 4, su un totale di 39 milioni. Troppi. Bisogna necessariamente renderlo più sostenibile, sia dal punto di vista ambientale che della sicurezza. Il governo deve mettere in atto politiche premianti veicoli con emissioni pari a zero o ridotte al minimo e categorie di auto destinate alle famiglie. In particolare si può pensare ad iniziative di smaltimento degli stock accumulati dalla rete, per sostenere e accelerare la domanda nella seconda parte dell’anno. A essere incentivati dovrebbero essere soprattutto i veicoli che percorrono più chilometri in città ovvero i mezzi commerciali: è probabile ipotizzare che post Coronavirus la diffusione dell’e-commerce continuerà a crescere. La logistica a basso impatto ambientale, soprattutto integrata da consegne locali a zero emissioni (pensiamo a cargobici) deve essere una centralità nel ragionamento sulla nuova mobilità.

A livello europeo sarebbe opportuna una sospensione di un anno per le multe destinati alle industrie automobilistiche che in questo 2020 non riusciranno a rispettare i limiti previsti per la gamma dei loro veicoli di 95 grammi di CO2 per chilometro. Non si dovrebbe parlare di moratoria che avrebbe come unico risultato il premiare chi finora è stato meno virtuoso, penalizzando invece chi ha fatto scelte coraggiose con pianificazioni accurate ed enormi investimenti per rispettare le regole.

Le incertezze riguardano anche il car sharing e il settore taxi.

Le aziende dovranno sanificare periodicamente le auto e il problema riguarda parzialmente anche i taxi. Non sarà facile dal punto di vista operativo ma ciò renderà il servizio nuovamente accettabile per i clienti. L’aggravio di costi, anche in questo caso, dovrà essere in parte supportato dai governi locali. A patto però che nella flotta di car sharing siano introdotti veicoli elettrici, ibridi (full o plug-in) o a biogas. In un processo decisionale dove conta soprattutto l’efficienza dello spostamento, l’auto condivisa e il taxi, seppur più costosi, possono fare la sua parte andando a intercettare una importante fetta di pubblico.

Il mondo della mobilità post pandemia ha diverse sfide davanti a sé, alcune obiettivamente molto difficili ma può contare su un alleato importante: la tecnologia. Tutti i sistemi di cui abbiamo parlato sono già disponibili. Bisogna solo fare uno sforzo per metterli in pratica e non perdere quest’occasione.


By Alessandro Marchetti TricamoDirettore l’Automobile e LuceVerde Radio

La parola a Raimondo Orsini – Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile

Incentivi alla mobilità condivisa, capitale umano e Mobility Management

A causa dell’emergenza Coronavirus, il settore mobilità ha subito e continuerà a subire un grande arresto, sia per quanto riguarda la mobilità privata che quella condivisa. La spinta verso l’auto privata sarà doppia: da parte delle aziende del settore automotive e dei cittadini che si sentiranno più sicuri a viaggiare nelle loro auto. Invece di contrastare questo trend, è importante cercare di incanalarlo verso la maggiore sostenibilità possibile, in modo che i frutti possano rimanere anche in modo permanente, dopo la fine della cosiddetta Fase 2.

Introdurre incentivi per l’acquisto di mezzi a basso o minore impatto ambientale, non è abbastanza. Bisogna rompere il loop del possesso dei mezzi incentivandone non più l’acquisto ma il noleggio temporaneo (car sharing tradizionale, noleggio a medio e lungo termine) per far entrare l’auto nel concetto di economia circolare: “la uso solo quando mi serve” non più “la acquisto, uso e rottamo”.

In questo senso è importante incentivare la sharing mobility che, al contrario del trasporto pubblico locale, non è mai stata sussidiata, e continuare a supportare il TPL puntando sul capitale umano, ossia su assunzioni di giovani brillanti che possano portare innovazione tecnologica all’interno di Amministrazion pubbliche e Ministeri. Un’ importante azione che possiamo mettere in atto in questa direzione è l’utilizzo dei cosiddetti buoni mobilità che, oltre ad incentivare il pay per use, permettono anche di raccogliere i dati su come i mezzi vengono utilizzati, fornendo importanti elementi di pianificazione a regolatori e amministrazioni pubbliche. Dobbiamo inoltre lavorare alla riduzione della domanda di mobilità, quando non è necessaria, intervenendo con politiche mirate di Mobility Management, che possono studiare le soluzioni più indicate in base a specifici contesti e quindi essere di iportanza strategica per la mobilità sostenibile.

Ne abbiamo parlato con Raimondo Orsini, Direttore della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile

Raimondo Orsini, Direttore della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile

La parola a Paolo Pinzuti – Bikeitalia.it

Covid e mobilità sostenibile: come contrastare il ritorno all’auto privata dopo la pandemia?

Ora più che mai è necessario far ripartire le nostre città dal momento che rischieranno di essere paralizzate a causa di una carenza di efficienza del trasporto pubblico locale, soprattutto in termini di capacità in quanto viene richiesto un distanziamento sociale. Tutto il settore della mobilità deve essere dunque aiutato a migliorare.

E per farlo bisogna lavorare sulla realizzazione di un piano di sviluppo della mobilità che ci veda all’opera su diversi fronti: puntare sulla mobilità sostenibile e “leggera”, su micromobilità e multimodalità, così da contrastare concretamente il ritorno massivo all’auto privata; prevedere incentivi e sgravi fiscali per chi sceglie di acquistare mezzi di trasporto meno inquinanti e ingombranti; effettuare modifiche infrastrutturali del nostro assetto urbano che consentano, ad esempio, di riorganizzare lo spazio pubblico a favore della costruzione di nuove piste ciclabili o dell’allargamento dei marciapiedi per poter garantire il distanziamento sociale che il Covid-19 ci impone. Tutto questo insieme alla promozioni dei servizi di sharing mobility e all’utilizzo di parcheggi di interscambio che ci permettano di lasciare le auto fuori dalle nostre città.

Ne abbiamo parlato con Paolo Pinzuti, Cycling Executive Officer di Bikeitalia.it

Il Piano Emergenziale di Bikeitalia.it e Bikenomist

Sfoglia il Piano Emergenziale per la Mobilità Urbana Post-Covid che contiene le istruzioni strategiche e tecniche per evitare il collasso totale della mobilità urbana alla riapertura delle attività. Il piano è stato redatto a cura di Paolo Pinzuti, Paolo Gandolfi, Valerio Montieri, Matteo Dondé e Gabriele Sangalli.

Mobility Manager: oggi servono davvero!

Era il 1999 quando insieme ad alcuni amici e colleghi avevo fondato Euromobility, l’associazione dei Mobility Manager. All’epoca era appena uscito il Decreto del Ministero dell’Ambiente che istitutiva questa oscura figura professionale e introduceva i primi concetti di car sharing e dei piani di mobilità aziendale. 

Creare una cultura della mobilità così come coinvolgere le imprese e le istituzioni, all’epoca, fu uno sforzo ciclopico, soprattutto perché in fondo non se ne vedeva la reale necessità, non c’erano sanzioni e i benefici erano residuali. Ma nonostante questo, in oltre 10 anni di attività e grazie al supporto di tanti partner anche internazionali, si era creata una rete in tutta Italia e molti progetti furono realizzati.

Oggi dopo quasi vent’anni potrebbe esserci la svolta.

L’epidemia ha stravolto le nostre abitudini. Dobbiamo completamente ripensare la nostra vita, i tempi delle città, della scuola e del lavoro. Le aziende, ancor più di prima, sono chiamate a svolgere un ruolo attivo nel ridurre al massimo gli spostamenti e limitare l’auto privata. Ma, al tempo stesso, dovranno conciliare le esigenze sanitarie, che, così come richieste oggi, tendono verso il ritorno all’uso massivo del mezzo individuale. 

Oggi i mobility manager servono davvero

Occorrono strategie, creatività e volontà di cambiare. Ma il momento è propizio. Non tanto perchè una figura professionale, rimasta quasi sempre nel “cassetto”, possa riscoprire un suo ruolo attivo, ma anche perchè abbiamo una sfida da affrontare e soluzioni da realizzare. 

L’elemento più importante è che, in questi vent’anni, l’innovazione è andata avanti facendo passi da gigante. Oggi la tecnologia e la digitalizzazione consentono di realizzare misure prima soltanto immaginate: ci sono tante aziende a start up che hanno attivato servizi di sharing di ogni genere mentre lo smart working è diventato la normalità. Anche le competenze dei mobility manager e delle società di consulenza sono cresciute e oggi possono affiancare le imprese nel momento del cambiamento.

Tra le misure che il Ministero dei Trasporti sta considerando c’è anche l’abbassamento della soglia dei dipendenti delle aziende che devono introdurre il ruolo del mobility manager: in origine erano 300 dipendenti, oggi si parla di scendere alle aziende con 100 dipendenti. Questo vorrebbe dire allargare enormemente le possibilità di azione e creare davvero una cultura della mobilità aziendale. Un possibile nuovo driver di crescita e di competenze per la ripartenza. 


By Carlo Iacovini – Board Member, Clickutility on Earth

La parola a Rosamaria Berloco – Legal Team

La legge del Covid: come cambieranno le regole della mobilità?

Limitazioni degli spostamenti, riduzione del trasporto aereo, ferroviario e terrestre al minimo essenziale, corse ridotte per tutti i mezzi alternativi disponibili nelle nostre città: il settore della mobilità ha risentito oltremodo della normativa che, per fronteggiare l’emergenza, ha imposto di spostarsi solo per motivi di reali necessità. Qual è la situazione attuale e cosa ci dovremo aspettare per la fase 2? Le amministrazioni comunali puntano molto sulla micromobilità, che potrebbe essere la migliore soluzione di spostamento da adottare in futuro in quanto permette il corretto distanziamento sociale. Ma a che punto siamo a livello regolatorio? Come possiamo “proteggerci” da truffe informatiche, tutelando privacy e dati? Come le App e i sistemi di controllo dei contagi possono aiutarci a ritrovare quella libertà, soprattutto in ambito mobilità, che il virus ci ha tolto?

Ne abbiamo parlato con Rosamaria Berloco, Avvocato Co-Founder di Legal Team

La parola ad Emilia Garito – Quantum Leap

Covid e innovazione: come cambieranno i modelli organizzativi industriali?

Il Covid ci spinge ad avere una diversa visione dei modelli organizzativi industriali, pensando ad un’innovazione orientata a dare risposte alle reali esigenze che vengono da mercato e società. L’opportunità è quindi quella di riflettere su cosa serve alla società per fare in modo che l’innovazione sia utile e sostenibile. Questo porterà ad innovare in modo diverso. Un ruolo importante in questo cambio di approccio sarà quello dell’innovazione collaborativa, ovvero dell’open innovation.

Le aziende dovranno cercare di diversificare il proprio prodotto e servizio per dare velocemente risposta ai bisogni emergenti (si pensi alla produzione di mascherine che prima dell’emergenza Covid era stata dismessa nel nostro Paese come nel resto d’Europa). Rispondere ai problemi in maniera collaborativa, creando partnership straniere regolamentate con trasparenza, per proteggere il proprio know how, sarà una delle risposte possibili per rimanere competitivi e continuare ad innovare.

Ne abbiamo parlato con Emilia Garito, CEO di Quantum Leap ed Esperta di Innovazione

Il nuovo volto della mobilità dopo il Covid-19

Partecipa all’indagine di Citytech Live

Il Covid-19 ha segnato di certo un momento di svolta. La mobilità urbana si trova davanti ad un bivio: l’era pre e l’era post Coronavirus. Quale sarà la strada che intraprenderemo? Come rimoduleremo le nostre abitudini di mobilità durante la cosiddetta fase 2? Quando sarà annunciata la fine dell’emergenza, saremo pronti a tornare ad utilizzare i mezzi pubblici o i servizi in sharing?

Attraverso un breve questionario, analizzeremo insieme come il Covid-19 ha trasformato e continuerà a trasformare i nostri spostamenti e la nostra propensione ad adottare un modello che eviti un nuovo aumento dei contagi.

Il questionario è stato preparato da Citytech Live e i risultati, anonimi e in forma aggregata, saranno divulgati attraverso un comunicato stampa e i canali social della società.

Aiutaci a diffondere l’indagine!
Con un maggior numero di risposte, avremo a disposizione dati ancora più attendibili.

La parola a Samantha Vitali – Psicoterapeuta

La mobilità è una forma di espressione della vita moderna. Al proprio interno ritroviamo le principali dinamiche psicologiche relative ai comportamenti individuali: l’espressione di sé, le paure, i desideri e i propri valori. Tutti questi sono elementi propri dell’individuo che si riflettono anche sul come ci muoviamo o vorremmo muoverci. L’epidemia di Coronavirus impatta significativamente le nostre vite e la nostra mobilità.  Proviamo a riflettere sui risvolti psicologici di questi cambiamenti: come cambieranno le nostre abitudini ora che la ripartenza di avvicina?

Ne abbiamo parlato con Samantha Vitali nel primo appuntamento con la nostra rubrica Psicomobility

Samantha Vitali, Psicoterapeuta e Psicologa

La vita non è aspettare che passi la tempesta, ma impare a ballare sotto la pioggia – M. Gandhi

La Dr.ssa Samantha Vitali è Psicoterapeuta e Psicologa dello Sport, specializzata in Tecniche Conversazionali ad orientamento Psico-dinamico. Laureata presso l’Università degli Studi di Parma in Psicologia ad indirizzo Clinico, ha poi conseguito 3 master in Gestione delle Risorse Umane, TraumaTerapia conversazionale e Psicologia dello Sport. Ha seguito pazienti affetti da Disturbo Post Traumatico da Stress, unendo esperienze in ambito aziendale e di formazione.

Info su: www.samanthavitali.it